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2001: Odissea nello spazio

2017-02-06 11:00

Davide Tecce

Recensioni Film,

2001: Odissea nello spazio

Un pilastro rivoluzionario della fantascienza cinematografica

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In uno scenario primitivo, si muovono alcune figure dall’aspetto semiumano: si tratta di un gruppo di scimmie prive dell’intelligenza razionale. La loro vita appare guidata esclusivamente dall’istinto di sopravvivenza, ma l’apparizione improvvisa e misteriosa di un enorme, nero monolito, verrà a cambiarne per sempre il destino: grazie infatti al contatto con la pietra extraterrestre, i primati impareranno a maneggiare un osso come strumento di difesa, ma anche come mezzo per procacciarsi il cibo e uccidere altri loro simili. Sorge in questo modo “l’alba dell’uomo”. Nella seconda parte del film, ambientata nell’anno 2001, un equipe di ricercatori scopre la presenza sul suolo lunare di un altro monolito, identico a quello primitivo: sopraffatti da un potentissimo segnale radio emanato dalla roccia colpita dai raggi del Sole (come nell’ancestrale visione cui avevano assistito gli ominidi, in un passata ormai remoto), gli scienziati riusciranno appena a scoprire la direzione dal quale proviene quell’enigmatico segnale, ossia il pianeta Giove. Proprio questa diventerà allora la meta del viaggio spaziale della navicella “Discovery”, il cui compito è di scoprire l’origine del monolito e, tramite di esso, l’eventuale presenza di altre forme di vita intelligenti nell’universo. Purtroppo l’impresa si dimostrerà più difficile del previsto: all’interno del “Discovery” si consuma infatti un tremendo conflitto mortale tra Hal9000, il potente calcolatore di bordo, e il resto dell’equipaggio umano. Per l’unico superstite, non esiste più alcuna possibilità di ritorno: tuttavia, giunto nel frattempo a destinazione, egli troverà ad attenderlo non la fine della sua impresa, ma un nuovo, incredibile inizio.


2001: Odissea nello spazio deve essere considerato non solo come il più grande film di fantascienza mai realizzato, ma anche come una delle espressioni artistiche più temerarie, profonde e affascinanti di tutti i tempi. Il genio e la passione cinematografica di Stanley Kubrick hanno prodotto un risultato unico e straordinario, sicuramente irripetibile, forse addirittura irraggiungibile. Un film che rappresenta certamente l’Apoteosi delle possibilità creative e comunicative della settima arte, ma anche, e soprattutto, costituisce un traguardo metafisico inesauribile, una riflessione conturbante sul destino dell’uomo, sulle sue possibilità evolutive, sulla tragica minaccia del conflitto tra intelligenza umana ed artificiale. Innumerevoli sono gli aspetti del film che meriterebbero di essere analizzati con grande attenzione: l’uso magistrale degli effetti speciali, che non servono qui a coprire le lacune della sceneggiatura (come invece sempre più spesso accade nelle produzioni degli ultimi anni), quanto piuttosto a esprimere al meglio la visionarietà e l’ultrasensorialità dell’esperienza descritta dal regista. La splendida, felicissima intuizione di associare le immagini dei viaggi spaziali ora alla musica classica (Strauss, soprattutto), ora al silenzio più totale degli abissi cosmici: elementi che, paradossalmente, non troveremo nelle opere successive del genere.


La magnifica rappresentazione del monolito stesso (forse l’aspetto più geniale dell’intero film), la cui forma perfettamente geometrica, e il cui colore così oscuro e impenetrabile, concorrono a creare un sotterraneo senso di disagio ed angoscia nell’attonito spettatore. Come non sottolineare, inoltre, lo splendore del messaggio che Stanley Kubrick arriva a consegnarci? La complessità e la profondità di questa Odissea nello spazio rendono molto difficile la comprensione del film stesso, ma il dato ancora più sorprendente consiste nel fatto che è praticamente impossibile pervenire ad una interpretazione unica, totale ed esauriente della pellicola in questione, cosa, questa, che permette quindi ad ogni spettatore di trarre le sue personali conclusioni, senza che vengano mai meno il fascino e l’enigmaticità che 2001 continuerà ad esercitare sul pubblico, su tutti noi. Per tutti questi motivi (e per gli innumerevoli altri che non ho potuto menzionare), 2001: Odissea nello spazio costituisce, e costituirà sempre anche in futuro, un pilastro rivoluzionario della fantascienza cinematografica. Un Capolavoro senza tempo, che nessuno dovrebbe farsi sfuggire.


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