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Collateral Beauty

2017-01-07 11:00

Aurora Tamigio

Recensioni Film,

Collateral Beauty

Will Smith da super fico di Bel-Air a protagonista di un melò

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Howard (Will Smith) è un uomo di successo, ma da quando sua figlia è morta non riesce più a reagire. Così i suoi tre migliori amici recuperano alcune lettere scritte da lui al Tempo, all'Amore e alla Morte, e assumono tre attori per impersonare questi "spiriti": dovranno parlare con Howard e aiutarlo a ritornare in sè.


Questa è la maxi storia di come la carriera di Will Smith è cambiata: da super fico di Bel-Air a protagonista di un melò natalizio sospeso tra Dickens e The Family Man. Privo della verve di entrambi, però. Basterebbe la trama assurda di Collateral beauty a dissuadere dalla visione, ma dal momento che il cast mirabolante (Will Smith, Edward Norton, Kate Winslet, Hellen Mirren) riuscirà di certo nell'impresa di condurre al cinema alcuni speranzosi spettatori, va sottolineato che il film di David Frankel non ha nulla di più interessante del team di attori protagonisti e del merito di avere (almeno vagamente) aggiornato A Christmas Carol di Charles Dickens. Per il resto, Collateral beauty segue senza troppa originalità la scia delle esperienze hollywoodiane di Gabriele Muccino. Sì perchè, volente o nolente, l'incontro tra il regista romano e la star di Men in Black ha generato se non un genere, almeno una tendenza: il film di argomento sentimentale dotato di un ritmo più incalzante del romance, ma celebrante i medesimi valori di amicizia, amore e famiglia. Smith si confronta - di nuovo - con un protagonista in crisi, perfetto mix di responsabilità paterna (La ricerca della felicità) e senso di colpa (Sette Anime), inserito in tutti gli stereotipi natalizi del caso.


Per mettere in scena questo dramma post-mucciniano il regista assoldato è David Frankel, che già con Il Diavolo veste Prada era riuscito a generare un semicult a partire da uno script piuttosto inconsistente. Ma lì c'erano gli abiti, le ambientazioni glamour e la gigantessa Meryl Streep. In Collateral beauty né i buoni attori né la regia vivace di Frankel possono far dimenticare alcuni totali non-sense della sceneggiatura di Allan Loeb e l'incapacità generale del film di scegliere un solo genere e seguirne gli stilemi. Collateral beauty è un film drammatico? Perchè se così fosse, il personaggio di Helen Mirren sfugge a qualsiasi logica. Oppure è una commedia? Priva, però, della leggerezza necessaria a far sopportare allo spettatore lutti, lacrime e lettere strazianti. E poi c'è la trovata centrale dello script, complicata da gestire anche per un film di maggiore ambizione: gli attori ingaggiati dagli amici di Howard per interpretare Tempo, Amore e Morte. Le soluzioni adottate per rendere credibile e non del tutto kitsch questa idea non funzionano, e né regia né cast sembrano del tutto a proprio agio. Non c'è sufficiente magia in Collateral beauty e decisamente non c'è verità in questo film irrisolto in cui neanche la spiegazione del titolo finisce per convincere del tutto.


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