facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram
Sisbianco
Sisnero

​CONTATTI

MENU

NEWS

​CONTATTI

MENU

NEWS

Piano9logobianco
Piano9logobianco

Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

CONTENUTI IN EVIDENZA

SILENZIOINSALA.COM – Più che spettatori
un progetto di Piano9 Produzioni

Il mago di Oz

2016-12-13 11:00

Aurora Tamigio

Film, avventura, mago di oz,

Il mago di Oz

Un classico, amato da tutti i più grandi visionari del cinema

38151-.jpeg

Come per arrivare nella Città di Smeraldo, anche per guardare Il Mago di Oz nel 2016 ci vogliono cervello, cuore e coraggio. Non solo lo Spaventapasseri, ma anche lo spettatore che si accosta a questo classico del 1939 — che nella carriera del regista Victor Fleming precede niente di meno che il film dei film, Via col Vento — ha bisogno di usare la testa: quella che oggi ci sembra una favola coloratissima e un po' freak, settantasette anni fa era già un colossal di dimensioni imponenti; una produzione gigantesca che ha sperimentato nel campo della tecnica cinematografica, degli effetti speciali, della musica e della recitazione. Due Premi Oscar, il riconoscimento Unesco e parecchie posizioni nelle classifiche AFI dei 100 film del secolo. Serve cervello ma, come insegnano l'Uomo di Latta e il Leone, servono anche cuore e coraggio: perchè da un tornado come quello che scaraventa Dorothy a Oz ci siamo passati un po' tutti; e tutti, infine, siamo stati felici di tornare a casa.


Come in Via col vento, anche ne Il Mago di Oz Victor Fleming è preceduto alla regia da George Cukor (Piccole donne, Il diavolo è femmina): ancora prima che in Rossella O'Hara, "il regista delle donne" trova in Dorothy un'affascinante protagonista. Una bambina intrepida, che vive un viaggio eccitante e pericoloso in compagnia di tre maschi imperfetti. Anche quando la regia passa a Fleming — regista notoriamente machista — il centro della storia resta Dorothy. Grazie a lei i sui compagni di viaggio ottengono ciò che desiderano e grazie a lei può realizzarsi la grande celebrazione dei temi americani della casa («There's no place like home»), della terra, della "posizione sociale". Come Via col vento, anche Il Mago di Oz è la storia di un ritorno a casa e un one woman's film a tutti gli effetti.


Ma soprattutto è una pellicola onirica, lisergica, a tratti inquietante. Dorothy è una novella Alice, le cui allucinazioni però sono molto più reali e incarnano tutti i suoi incubi maggiori: perdere la casa, allontanarsi dalla famiglia e dagli amici, dover difendere il suo amato cane da una strega crudele. E, a pensarci bene, alla povera Dorothy ne succedono di tutti i colori: prima una catastrofe naturale, poi svariati omicidi; inoltre viene drogata, rapita e ingannata. Per non parlare delle morti atroci delle streghe. Forse per questo Il Mago di Oz è amato da tutti i più grandi visionari del cinema, da Tim Burton a David Lynch, che in Cuore Selvaggio vi dedica il suo più appassionato omaggio.


www.silenzioinsala.com @ All Right Reserved 2020 | Sito web realizzato da Flazio Experience  | P.IVA 10731440961

www.silenzioinsala.com @ All Right Reserved 2020 | Sito web realizzato da Flazio Experience  | P.IVA 10731440961


facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram

facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram
zhifei-zhou-XO4A1pWBEbE-unsplash

Supporta Silenzio in Sala

Quickly engage integrated total linkage whereas backward-compatible methodologies.

Efficiently synergize state of the art interfaces vis-a-vis value-added services. 

Create Website | Free and Easy Website Builder