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Elliott, il drago invisibile

2016-09-25 10:00

Martina Calcabrini

Recensioni Film, animazione, drago invisibile, dragon trainer,

Elliott, il drago invisibile

Il primo film Disney a essere stato realizzato con la tecnica mista

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È il 1977 quando Don Chaffey – autore de Gli argonauti – realizza Elliott – Il drago invisibile, primo film Disney a essere stato realizzato con la tecnica mista: mediante questo escamotage, i protagonisti live action interagiscono con i personaggi di celluloide condividendone sogni, fantasie e, persino, preoccupazioni e paure.


Maine, XX secolo. Pete (Sean Marshall) è un piccolo e remissivo orfanello che è stato acquistato dalla spregevole famiglia Cogan per lavorare la terra. Le sue mansioni, ovviamente, sono sempre le più pesanti e il trattamento che gli viene riservato è abominevole. Pete cerca quindi rifugio nella foresta dove conosce il simpatico draghetto Elliott, che decide di aiutarlo a scappare. I due arrivano così a Passamaquoddy, città in cui il bambino, protetto e supportato dalla dolce Nora (Helen Reddy) e da suo padre Lampada (Mickey Rooney), viene accettato e, finalmente, amato. Quando tutto sembra essersi sistemato, però, i coniugi Cogan trovano Pete e, per riprenderselo, rivelano al perfido Dottor Terminus (Jim Dale) dell’esistenza del drago.


I racconti fantastici sono popolati di draghi più generosi e sensibili degli stessi umani; sono creature che fanno parte dell’immaginario collettivo, come leggende popolari. Il piccolo protagonista, però, non soltanto afferma che queste fantasie sono reali ma che addirittura egli possiede un drago come migliore amico. Tutti lo credono un bambino infelice alla spasmodica ricerca di attenzioni, tanto da realizzare scherzi e burle senza assumersene la responsabilità. In realtà, Elliott cerca di difendere Pete dalle derisioni e dalle minacce esterne ma finisce sempre per far guadagnare al suo amico delle punizioni esemplari. Basandosi sulla storia di Seton I. Miller e S. S. Field, lo sceneggiatore Malcom Marmorstein – autore di Dark Shadows – sin dai primi fotogrammi, delinea la vicenda come un classico romanzo di formazione dickensiano in cui alla crescita fisica del giovane protagonista corrisponde anche quella morale e affettiva. Il suo aiutante Elliott, giocherellone e burlone, ha il compito di alleggerire la drammaticità della situazione e portare le (dis)avventure del bambino su un versante ludico e spensierato. Dalla cabina di regia, Don Chaffey segue fedelmente il suo eroe, gli si avvicina quel tanto che basta per fargli percepire la sua presenza e, nel momento del bisogno, lo supporta tramite zoom esasperati. Le musiche di sottofondo - commoventi, intense, emozionanti - accompagnano Pete verso il raggiungimento della felicità e lo trasformano, nota dopo nota, in un piccolo, coraggioso, esempio di umanità. Elliott – Il drago invisibile si rivela subito una favola appassionata e struggente, capace di esaltare talmente tanto sogni e fantasie da renderli, quasi, reali.


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