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La notte del giudizio

2016-07-21 10:00

Maurizio Encari

Recensioni Film, Azione, Horror, notte del giudizio,

La notte del giudizio

Una lunga notte di efferata violenza... legale

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Nel 2022 gli Stati Uniti vivono un periodo di grande ricchezza e benessere, con la disoccupazione calata ai minimi storici e la quasi totale scomparsa del crimine. Gli atti di violenza hanno avuto pressoché fine dopo l'introduzione di una ricorrenza annuale, ormai in vigore da qualche anno: in una determinata notte di marzo viene concesso alla popolazione di commettere anche i più efferati delitti senza poi doverne pagare le conseguenze. Un periodo che viene considerato salutare dalla maggioranza della popolazione americana, visti poi gli effettivi risultati di pace e serenità durante gli altri 364 giorni. La famiglia Sandin, formata dal padre James (ricco uomo d'affari specializzato in impianti di security), dalla moglie Mary e dai figli Charlie e Zoey, si appresta come ogni volta a trascorrere quelle fatidiche dodici ore di follia rintanata nella loro casa, protetta da un avveniristico sistema di sicurezza. Ma la presenza non prevista del fidanzato di Zoey (malvisto da James per la differenza d'età) e la richiesta d'aiuto da parte di un senzatetto di colore trasformeranno la notte in un vero e proprio incubo.


Primo capitolo di una trilogia, La notte del giudizio può senza dubbio essere considerato uno degli horror/thriller più interessanti degli ultimi anni. Non tanto per la messa in scena che, seppur realizzata con efficacia, ripercorre più o meno pedissequamente tutti gli stilemi del filone home invasion, quanto per una genesi narrativa che apre le porte a diversi spunti di riflessione trasformando questo futuro distopico in una lucida metafora sui nostri tempi che guarda da vicino i più riusciti exploit carpenteriani. L'epurazione del titolo originale (The Purge), tradotta in italiano con un più banale sfogo, permette così di tracciare un ritratto sociale del falso senso di sicurezza di un intero Paese, concetto che oggi più che mai non si limita soltanto al suolo americano ma all'Occidente intero. Protetti da sistemi di sicurezza, sulla carta inattaccabili, i protagonisti si trovano comunque impreparati a lottare con un orrore spaventoso più che mai, date le sue origine saldamente terrene che risiedono nell'animo di una collettività malata e perversa animata solo dall'odio che non vede l'ora di poter scatenare, conscia che le azioni di cieca violenza non avranno conseguenze legali. Esplicativa assai è la parte finale, dove i ruoli finiscono quasi per ribaltarsi trasformando amici e vicini in altrettanti carnefici, in una caduta nell'oblio morale nel quale sopravvive soltanto una tenue luce di speranza incarnata dalla famiglia Sandin, costretta giocoforza a confrontarsi con i propri ideali col procedere degli eventi.


Il regista James DeMonaco, anche sceneggiatore, è bravo sia a gestire i complessi rapporti tra i vari personaggi principali sia a mettere in scena un percorso di esasperante attesa, tramite riprese in soggettiva (il bambolotto telecomandato) e video delle telecamere di sorveglianza, riuscendo a montare minuto dopo minuto un'escalation di tensione rara e genuina, ben sorretta dalle solide interpretazioni del cast, Ethan Hawke e Lena Headey in testa. L'ultima mezzora, poi, cambia in parte le carte ritmiche puntando su azione sanguigna e vibrante che, seguendo i canoni di un western moderno ambientato tra quattro mura, prepara lo spettatore all'intensa ed inquietante resa dei conti finale, dove il dramma della violenza si palesa come normale quotidianità in un mondo ormai dominato soltanto da invidie e rancori.


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