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Appena apro gli occhi - Canto per la libertà

2016-04-06 10:00

Aurora Tamigio

Recensioni Film,

Appena apro gli occhi - Canto per la libertà

Tunisia, estate 2010...

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Tunisia, estate 2010. Farah (Baya Medhaffer) ha 18 anni: è esuberante e allergica alle regole, canta in una band e sogna il successo. Questo carattere vivace attira le preoccupazioni di sua madre Hayet (Ghalia Benali), che teme la ragazza possa mettersi nei guai. Ma la Rivoluzione è alle porte e molto presto madre e figlia dovranno confrontarsi sul futuro che entrambe desiderano.


Non sono stati molti i film tunisini a raccontare nei Festival europei la fine della dittatura di Ben Ali. Quando nel 2015 Leyla Bouzid presenta nelle rassegne internazionali il suo debutto cinematografico, Appena apro gli occhi, ambientato durante la Primavera Araba del 2010, la Rivoluzione era arrivata oltre il Mediterraneo solo attraverso le cronache e le immagini delle piazze, senza che ancora ci fosse sufficiente distanza e tempo per raccontare quello che accadeva alla gente. Alle donne. Ma Leyla, figlia d'arte di Nouri Bouzid (autore, fra gli altri, del premiatissimo L'uomo di cenere, a Cannes nel 1986), ha ben presente l'amore-odio fra suo padre e la Tunisia per non desiderare di raccontare la storia di un'artista e la sua fatica in patria. E siccome ogni regista è prima di tutto un grande osservatore, Leyla Bouzid guarda prima di tutto alla lezione del padre/autore per dirigere il suo esordio: una storia molto più tenue di quelle a firma del celebre genitore, ma dotata dello stesso occhio vigile sui cambiamenti e sulle reazioni. In Appena apro gli occhi la Bouzid cita, quasi espressamente, non tanto gli esordi paterni quando i film degli ultimi anni, come Millefeuille o Beautés Cachées, successivi alla Primavera. Di nuovo due protagoniste femminili, stavolta non amiche ma madre e figlia. La sua è la storia di due donne che simboleggiano la generazione del prima e del dopo, evidenziando una crepa già lunga che la Rivoluzione ha solo reso evidente. Per la Bouzid, però, il conflitto femminile e familiare fra Farah e Hayet non serve al contrasto ma all'unione dei due mondi.


La trama musicale è funzionale a raccontare l'animo libero della giovane protagonista e aiuta il film a essere commedia più che dramma storico; a non indugiare troppo sulle ingenuità di sceneggiatura e sugli stereotipi legati ai personaggi. Un po' The Idol un po' Persepolis, Appena apro gli occhi propone uno sguardo sulla Rivoluzione araba candido e didascalico. Più delle complessità dei fatti interessa a Leyla Bouzid il ritratto delle sue donne, di una femminilità che non si vergona né si nasconde, che non ha paura del sesso e che, in realtà, sembra non avere paura di nulla.


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