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Revenant - Redivivo

2016-01-16 11:00

Aurora Tamigio

Recensioni Film,

Revenant - Redivivo

Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), cacciatore ed esploratore esperto, viene attaccato da un orso durante una spedizione e, creduto morto, abbandonato al suo destin

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Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), cacciatore ed esploratore esperto, viene attaccato da un orso durante una spedizione e, creduto morto, abbandonato al suo destino dai compagni e dal crudele assassino John Fitzgerald (Tom Hardy). Da adesso in poi Hugh, ferito e solo, avrà un solo obiettivo: sopravvivere e vendicarsi.


Nel 2004, in The Aviator, è stato il volto dell'ossessione per Scorsese. Nel 2008 Sam Mendes lo ha catapultato nell'America vintage, casalinga e crudele, di Revolutionary Road. Nel 2010 è diventato l'uomo dei sogni di Nolan e, di nuovo per Scorsese, il Lupo di Wall Street nel 2013. Leonardo DiCaprio e la rincorsa, più leggendaria che reale, dell'Oscar: la storia infinita degli ultimi dieci anni. Una barzelletta da sfruttare ma in cui credere, sempre di più, a ogni nuova prodigiosa interpretazione. Nel 2015 la tanto attesa collaborazione con Alejandro González Iñárritu arriva in Revenant – Redivivo, un film estremo che spinge il protagonista ben oltre la soglia di Stanislavskij, dell'immedesimazione, dei limiti fisici. E il regista, reduce da tre importanti Oscar vinti con Birdman per film, regia e sceneggiatura, si cimenta in un'impresa produttiva di oltre nove mesi, su un set impervio, con condizioni atmosferiche impossibili e un budget schizzato alle stelle. Un'avventura (non solo) cinematografica che ha traghettato Iñárritu dai piccoli film dolorosi degli esordi - estremamente drammatici, profondamente messicani - verso Hollywood: dove i soldi sono illimitati, le possibilità infinite e gli attori come DiCaprio e Tom Hardy si concedono senza remore. Ma per cosa?


Dopo l'era degli intricati intrecci alla Babel e dopo la sceneggiatura gioiello di Birdman, per Iñárritu è arrivato il primo grande arresto: l'incredibile vicenda di Hugh Glass, esploratore e cacciatore che nel 1822 sfidò la natura più selvaggia solo per vendicarsi, è una trama estremamente convenzionale ispirata al romanzo di Michael Punke. Il regista messicano, dopo una carriera di idee magnifiche e di un cinema spoglio e crudo, giunge a esplicitare il tema che da sempre lo affascina: l'esistenza da sopravvissuto di un uomo contro tutti. La sfida del resistere. E sebbene rimanga una firma la violenza sensoriale delle immagini, il superomismo sembra ormai far parte del mondo di Iñárritu: la sua via è senza ritorno e tutto quello che nei film precedenti era stato destrutturazione del mito, diventa qui esaltazione ed eccesso. Qualcosa di estremo c'è in Revenant. Qualcosa che esagera in luce, sentimenti, violenza. Qualcosa per cui c'è bisogno di una coppia di attori con la A maiuscola, che sembrano tuttavia essere arrivati tardi: DiCaprio e Hardy sono eroe e villan di quello che è forse il più vuoto dei film del regista messicano, che perde i suoi inconfondibili tratti in favore di un revenge movie senza identità e senza volto che non sia quello (fin troppo usato) dei suoi divi. In molti ci si aspettava grandi cose dal sodalizio DiCaprio e Iñárritu e invece, a ben vedere, il lavoro più interessante, più in linea con lo stile del regista, viene fatto sul versatile Hardy, un cattivo in senso classico, odioso come solo l'antagonista di un film così pieno di sangue e dolore fisico può essere. Dopo essersi molte volte avvicinato alla Statuetta per aver dato corpo a manie e ossessioni complesse e articolate, DiCaprio è qui protagonista di un'epica elementare in cui si parla di istinti primari, compresa la fame e il freddo. Revenant resta una grande impresa filmica, con almeno una scena di combattimento che rimane nella storia per l'eccezionale realismo, orrorifica e cinematografica, resa perfetta dalla fotografia da pelle d'oca di Emmanuel Lubezki. Ma da Iñárritu era lecito aspettarsi qualcosa di più di una performance così plateale e chiassosa, che qualcosa toglie al cinema.


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