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Everest

2015-09-26 10:00

Riccardo Cotumaccio

Film,

Everest

Storie vere, vissute o smarrite sul Tetto del Mondo

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Scalare il punto più pericoloso della Terra. Questo l'obiettivo di due gruppi di spedizione partiti per raggiungere la vetta più alta dell'Himalaya. A capeggiarli due veterani del mestiere: Rob Hall (Jason Clarke) e Scott Fischer (Jake Gyllenhall), celebri guide dell’Everest, in pacifica e ironica competizione l'uno con l'altro. Ai piedi della "Bestia" il gruppo di avventurieri si ritrova per orgoglio, per sognare, per far felice una figlia, per una scommessa: tutti, dal primo all'ultimo, scelgono di sfidare la morte, cercando di superare se stessi e i limiti del proprio corpo. La scalata si rivela quasi prevedibile, senza particolari intoppi, ma una volta raggiunto il Tetto del Mondo diversi imprevisti faranno piombare i protagonisti in un vortice emozionale da brividi.


Everest, tratto da Aria Sottle, romanzo di Jon Krakauer - giornalista inviato nel '96 con Rob Hall in cima all'Himalaya - è il frutto di storie vere, vissute, smarrite o ricominciate da zero sul Tetto del Mondo. Lì dove il corpo muore e si lascia andare, dove non sopporta l'altitudine, il freddo e il gelo...alcuni uomini cercano il riscatto assoluto, per scrivere pagine di storia inedite. Già per il suo nucleo narrativo, l'opera di Baltasar Kormákur è un'esperienza totale, da vivere con intensità ed estrema tensione. Ad aggiungere sale in pentola è l'accurato lavoro di regia e montaggio: Everest non lascia attimi di respiro allo spettatore e lo incatena sulla montagna, a scalare in compagnia dei protagonisti. Le riprese (a 1800 m d'altezza) regalano scenari incredibili e danno vita alla paura, al vuoto e al brivido che uomini e donne, in anni di missioni, hanno provato sulla loro pelle. Un tallone d'Achille, va ammesso, è la dispersività di fondo che la sceneggiatura impone al cast: Jason Clarke, Jake Gyllenhall e Josh Brolin si ritrovano allo stesso modo protagonisti di una trama lineare, ma a ben vedere priva di un protagonista assoluto. Ciononostante, i tre confermano le grandi capacità interpretative provate in anni di carriera: Clarke è la guida matura e responsabile; Gyllenhall il folle e talentuoso scalatore di montagne; Brolin il "vecchio" alpinista che, per la prima volta, sperimenta la paura. La pellicola, dedicata ai tanti caduti sulla cima più alta del mondo, segue diversi filoni narrativi: esperienze profondamente distanti l'una con l'altra, unite da un solo grande azzardo chiamato Everest. Particolarmente intenso, nonostante il breve minutaggio, è il ruolo di Jan Hall, moglie di Rob, ben interpretata (in soli sei giorni di riprese) da Keira Knightley. Everest è un film per stomaci forti, che stupisce e non conosce lieto fine. Effetti speciali, fotografia realistica, riprese da docu-film e una colonna sonora emozionale fanno del film un regalo agli amanti del genere thriller a tinte "naturalistiche". Da vedere (non è scontato!) in 3D.


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