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Non essere cattivo

2015-09-09 10:00

Valentina Pettinato

Recensioni Film,

Non essere cattivo

Il film postumo di Claudio Caligari, incredibilmente fuori concorso a Venezia

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Incredibilmente fuori concorso a Venezia Non essere cattivo è il film postumo di Claudio Caligari, presentato come Evento Speciale della Selezione Ufficiale in questa 72ma Mostra. Un film dalla produzione travagliata che forse, non avrebbe neanche mai visto la luce.


Siamo a metà degli anni Novanta, a Ostia. Vittorio (Alessandro Borghi) e Cesare (Luca Marinelli) sono più che amici, sono quasi fratelli. La vita con loro non è stata generosa: povertà e situazioni familiari complicate hanno influito sulla cattiva strada intrapresa. Tra bravate e notti a drogarsi per locali, lo spaccio di cocaina sembra il modo più semplice per pagare i debiti. Quando Vittorio incontra Linda (Roberta Mattei), una giovane madre single, inizia a mettere la testa a posto: si fa assumere come operaio in un cantiere e tenta di redimere anche Cesare. Ma le abitudini e la possibilità di soldi facili sono opzioni dure a morire.


La pellicola ci suona subito familiare, con quella bellissima autocitazione di Amore Tossico (1983). C’è il pontile di Ostia, c’è qualcuno che invece di "svortà" mangia il gelato. Questa volta è Cesare e siamo negli anni Novanta, quelli delle droghe sintetiche. Nonostante le differenze cronologiche, lo spettatore ritrova un luogo, un periodo storico, un modo di vivere quasi immutato. Ostia è una dimensione, crocevia di persone disparate e disperate; è la stessa struttura monadica - quasi autarchia sociale - che narrava Pier Paolo Pasolini e che voleva raccontare lo stesso Caligari. Il film ha una struttura narrativa bipartita, e il gioco del doppio ritorna fino alla fine. Due protagonisti, vicini nella condizione, lontani per aspirazioni. La prima parte ce li mostra in tutta la loro prorompente vitalità: notti di droga, sesso, spaccio e delirio da sostanze allucinogene, in cui lo spettatore è trascinato con violenza e ne esce senza fiato. Tutto accade veloce, senza controllo. Questo desiderio di velocità, questa ricerca di tachicardia, sembra fare da contraltare a un modo di vivere disagiato, dove in realtà la mancanza di occupazione o lavori saltuari e poco pagati dilatano il tempo diurno e inducono gli abitanti del microcosmo a ciondolare in attesa della notte. In questo microcosmo, però, la rabbiosità si amalgama perfettamente con le regole della solidarietà: ecco che la pellicola si carica di una malinconia spiazzante e appagante allo stesso tempo, che eleva la narrazione e che umanizza personaggi di una storia di periferia come tante altre. La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista assieme a Francesca Serafini e Giordano Meacci, compie un piccolo miracolo. Perché racconta l’impercettibile passaggio da un’immobilità rassegnata al tentativo (spesso vano) di una generazione di cambiare il proprio destino, accettando il poco e malpagato lavoro a disposizione sul posto.


Non essere cattivo narra un tempo e un luogo attraverso la forza dirompente dei propri interpreti e delle immagini, poetiche anche quando mostrano senza timore scorci squallidi o fatiscenti, angoli abbandonati e infetti. La visione registica è punto di vista filmico: e l’inquadratura, il modo in cui viene messa in scena tutta questa miseria ci rapisce, totalmente. La macchina da presa non invade, se ne sta in disparte come spettatore casuale e rispettoso delle sofferenze di persone alla deriva, perse in un girone infernale dal quale è difficile uscire. Straordinarie performances di Alessandro Borghi e Luca Marinelli, meravigliosi nel rappresentare il senso di alienazione e oblio, necessario a sopravvivere negando la propria condizione. Non essere cattivo è un film vero. Un film bellissimo.


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