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Ma che bella sorpresa

2015-03-05 11:00

Valentina Pettinato

Film,

Ma che bella sorpresa

Tratto dal film brasiliano del 2009 A Mulher Invisivel, Ma che bella sorpresa è l’ultimo lavoro di Alessandro Genovesi che, dopo l’apertura del Festival di Roma

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Tratto dal film brasiliano del 2009 A Mulher Invisivel, Ma che bella sorpresa è l’ultimo lavoro di Alessandro Genovesi che, dopo l’apertura del Festival di Roma con Soap Opera, riporta la commedia in programmazione nelle sale cinematografiche.


Guido (Claudio Bisio) è milanese ma fa il professore di letteratura in un liceo di Napoli. Convive con la sua fidanzata alla quale regala molte attenzioni (soprattutto molti fiori) fino a quando lei lo lascia per un aitante e barbuto skipper belga. Giada (Valentina Lodovini) è una scollacciata vicina di casa che, scontenta del suo mènage matrimoniale e di friggere intingoli on demand, inizia a fantasticare mondi migliori, che hanno come protagonista un principe azzurro calvo e abbandonato: il tenero Guido. I presupposti per una storia d’amore potremmo anche scorgerli tra i tetti di una Napoli da sogno e invece molti - moltissimi - impedimenti. In carne e ossa: la timidezza di Giada, il suo vorace marito. Un po’ meno corporei: Silvia (Chiara Baschetti), la nuova fidanzata di Guido. La donna perfetta: ama il calcio, gira seminuda per casa, prepara ottimi bloody mary e fa sesso a ogni ora. Ha solo un piccolo difettuccio: non esiste.


Scritto da Giovanni Bognetti con lo stesso Genovesi, Ma che bella sorpresa è una fiaba quasi inventata dai protagonisti. A essere superficiali, si potrebbe dire che siamo davanti a un film un tantino maschilista. L'ideale femminile di un uomo è una vicina di casa bellissima e seminuda che, con la scusa di un po' di zucchero, entra in casa e si concede senza troppe domande dopo mezzo minuto netto? Speriamo di no. Fortunatamente il film non lascia dubbi: il mondo dipinto da Genovesi è una Napoli fiabesca "dove tutto sembra finto per quanto invece è vero". È questo che piace della pellicola: gli elementi surreali (ma mica poi tanto) sono sovraccaricati, per consentire allo spettatore di godere dell'avvertimento del contrario. La messa in scena iperrealista crea un connubio funzionale alla narrazione. L'immedesimazione dello spettatore negli aspetti più grotteschi - che non hanno mai la presunzione di spacciarsi per veri - circoscrive la trama in un recinto autoironico che non si prende mai sul serio. Come chi conosce le proprie debolezze e le racconta vergognandosi un po' e spacciandole come fantasie.


Non si può non adorare la coppia Renato Pozzetto e Ornella Vanoni, genitori apprensivi e un po' suonati di Guido. Ciò che invece stona è l'aver affidato a Frank Matano un ruolo da comprimario (un collega di Guido che ha il ruolo di mediare tra le sue visioni e la famiglia) non solo forzato rispetto all'impianto narrativo, ma anche di poco aiuto sul versante ironico. In alcuni punti il film è lento: la meccanica delle visioni si ripete più volte, senza una vera utilità. Gli aspetti divertenti della pellicola sono tutto riposti nel trio Bisio, Pozzetto e Vanoni, una garanzia di successo. Come in Soap Opera anche qui è co-protagonista un condominio, ancora leziosamente posto frontalmente e senza quarta parete. Ma il contesto questa volta è ben definito: girando per sottrazione degli elementi onirici, Genovesi trasferisce nella debolezza umana la fantasticheria, il "realismo magico" della vicenda. Un peccato che la pellicola si lasci sopraffare dagli aspetti di forzata comicità e si esaurisca in questo gioco di immaginazione, scontando l’assenza di elementi che definiscono davvero una storia. Sarà che l’essenziale è invisibile agli occhi?


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