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L'odio

2014-11-07 11:00

Costanza Gaia

Recensioni Film,

L'odio

Una giornata tra le banlieue francesi, dopo una notte di scontri violenti durante i quali un ragazzo è rimasto gravemente ferito, raccontata attraverso gli occh

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Una giornata tra le banlieue francesi, dopo una notte di scontri violenti durante i quali un ragazzo è rimasto gravemente ferito, raccontata attraverso gli occhi di tre amici: un arabo, un africano e un ebreo. Vinz (Vincent Cassel), Hubert (Hubert Koundé) e Said (Saïd Taghmaoui) sopravvivono a modo loro, nel disagio e tra i murales, cercando a fatica di trovare il proprio posto nel mondo.


L'Odio è un film che non si perde in chiacchiere. Crudo e diretto, ogni scena è come un proiettile o una lama di rasoio ben affilata, con pennellate di bianco e nero in cui lo scenario urbano - il colore dell'asfalto, dei casermoni e dell'acciaio - si fonde con il cielo plumbeo. Dialoghi serrati e potenti come la musica elettronica, dove il rancore scorre inarrestabile da un'arteria squarciata. Due opposti inconciliabili - le forze dell'ordine e la periferia, i black e i white - sono costretti a convivere: quando si incontrano è solo per scontrarsi. Anche quando la guerriglia è passata, restano solo le ceneri dei palazzi bruciati, le macchine distrutte e gli animi lacerati. In una riacquistata calma, solo apparente, i tre amici vagano in una periferia che sembra lontana anni luce dalla Parigi patinata delle copertine. In un universo - separato dalla città da mura invalicabili - vagano i protagonisti, quasi strisciando nella polvere e sui muri, occupando spazio e fermandosi, riempiendo a fatica intermibabili ore vuote. Escono allo scoperto in un ghetto che non ha nulla da offrire, si nascondono quasi a scusarsi di esistere, sentendosi vittime e reietti, fino a che gli animi si infuocano, si ribellano, si autoeleggono soldati contro le divise, perché quella in cui stanno vivendo è una guerra.


Il film è una caduta libera irrefrenabile: un quartiere stracolmo di disoccupati e delinquenza non può che trattenere a stento la rabbia sottopelle, per poi lasciarla esplodere tutto in un colpo. Quando scatta una faida, nella terra dell'odio esiste solo la primordiale legge del taglione e se il giovane ferito morirà, Vinz ucciderà un poliziotto. Il giovane ebreo di Cassel imita Robert De Niro in Taxi Driver: si rispecchia, vive, fa propria la sua solitudine e la voglia cieca di vendetta. L'unica giustizia che conosce è quella che può farsi da sé e non vede altro modo per placare la sua rabbia. Non mancano anche riferimenti a Scarface e Il cacciatore, pellicole dense di violenza. Tempesta e poi quiete elettrica, interrotte da scontri. E quando ormai è troppo tardi, quando il grilletto è scattato, non si può che stare a guardare, mentre il fischio del proiettile si spegne.


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