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Laurence Anyways

2014-11-06 11:00

Maurizio Encari

Recensioni Film,

Laurence Anyways

Dolan arriva alla piena maturità con un'opera che non giudica e nn vuole giudicare

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Laurence (Melvil Poupaud) e Fred (Suzanne Clément) sono una coppia felicemente fidanzata da due anni. Lui è un professore universitario, lei lavora nell'ambiente cinematografico. Un giorno la loro relazione si trova davanti ad un arduo scoglio: l'uomo infatti rivela alla compagna la sua intenzione di diventare una donna. Dopo lo shock iniziale Fred sceglie di rimanere insieme all'innamorato, ma ben presto non tardano le complicazioni e, quando Laurence viene licenziato, la donna diviene preda di un forte esaurimento nervoso che porterà le loro vite a separarsi almeno momentaneamente.


Vero e proprio enfant prodige del cinema contemporaneo, Xavier Dolan ha visto ben quattro dei suoi cinque film vincere importanti riconoscimenti al Festival di Cannes, il più prestigioso fra questi (il Premio della Giuria) con Mommy, la sua opera più recente. Solo due anni prima il giovanissimo regista/attore canadese (oggi 25enne) otteneva al Lido francese la Palma Queer per Laurence Anyways, suo terza pellicola e prima a vederlo comparire soltanto dietro la macchina da presa.


Laurence Anyways non si discosta molto dallo stile e dai temi da sempre presenti nella filmografia del suo giovane autore che, omosessuale dichiarato, ha sempre trattato argomenti riguardanti il mondo queer e gay. Dopo due titoli assai promettenti come i precedenti J'ai tué ma mère e Les amours imaginaires, Dolan arriva alla piena maturità con un'opera ricca - a cominciare dalla durata che sfiora le tre ore - che non giudica e non vuole giudicare ed evita patetismi di sorta, tracciando un percorso realistico di cambiamento epocale nella vita del protagonista. Una storia personale e ricca di personaggi corollari che circondano l'evoluzione/involuzione del rapporto tra Laurence e Fred, in costante divenire tra brusche separazioni e passionali riavvicinamenti. Il tutto in un contesto squisitamente "pop", col solito perfetto inserimento - ormai stilema registico di Dolan - di canzoni d'accompagnamento che, dal rock alla dance, ampliano la vena emotiva delle sequenze più cruciali. Dal punto di vista tecnico la mano del giovane canadese è sempre più sicura, si concentra come sugli sguardi - spesso "trasfigurati" da rallenty mai fuori luogo - e offre scene che nel loro magico mix di immagini e musica riescono a emozionare su più riprese. Nota di merito infine per la splendida coppia di interpreti: Melvil Poupaud e Suzanne Clément (vincitrice, non a caso, di Un Certain Regard come miglior attrice) offrono due prove strepitose e creano una fortissima empatia con i loro personaggi in un film che, dietro la complessità narrativa e tematica, si rivela visione fruibile anche dal grande pubblico, senza snaturare la sua fiera autorialità.


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